lovercraft
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I figli di Cthulhu

a cura di Enrico Teodorani
E.F. Edizioni
2015
pp. 146

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formato cartaceo

 

Sono presente in questa antologia con il racconto horror “Il teatro maledetto”
Omaggio alle opere di Howard Phillips Lovecraft, un’antologia di racconti horror selezionati da Enrico Teodorani e ispirati all’Universo Letterario creato dal “solitario di Providence”.

 

estratto da Il teatro maledetto

“Ce l’aveva fatta. Il Professor Henry Loman, docente di Critica ed Estetica alla University of London, era al National Theatre per la prima dell’ultima commedia di Alan Ayckbourn. Si trattava di una serata di gala. Era presente tutta l’alta società di Londra, duchesse, conti, illustri membri della Camera dei Lords, anche qualche stella della tv.
Diede l’invito a una delle graziose ragazze in divisa che lo condusse al suo posto. Be’, niente male davvero per un… com’è che lo aveva apostrofato il rettore? Un vetusto e patetico docente di estetica che passa il proprio tempo libero con il naso infilato in quelle stupide riviste per casalinghe colpite da Alzheimer.
Il rettore pensava di avere un innato talento per insultare i propri docenti. Ma questa volta gli era andata male, visto che il vetusto e patetico professore si trovava nel tempio del teatro mondiale proprio grazie a una di quelle ‘stupide riviste’.
Essere il vincitore dell’estrazione indetta dalla redazione del magazine Segreti e Misteri era stato un colpo di fortuna davvero inatteso. Certo, era stato piuttosto incauto a lasciare il numero di ottobre nella sala docenti, ma ormai era fatta e, a dire la verità, non gliene importava granché: era al National Theatre per una delle più attese rappresentazioni della stagione. Che il rettore scrivesse pure tutte le stramaledette lettere di richiamo di questo mondo, quella notte le valeva tutte, pensò, mentre la ragazza gli indicava il suo posto. Era in prima fila, una vera fortuna. La ringraziò, accomiatandosi con un sorriso.
Rimase in piedi, spalle al palcoscenico, per saziarsi di quella folla mondana ed elegante che aveva sempre visto in tv e nelle riviste. Già pregustava il party organizzato per gli invitati al termine della commedia. Tanto per cominciare, avrebbe potuto stringere la mano al più brillante autore inglese. Che smacco per quegli inetti dei colleghi che da sempre lo snobbavano.
Le poltrone in prima fila erano ancora vuote, tranne due occupate da una coppia di ragazzi che si tenevano per mano intenti in una conversazione alquanto intima. Che piacevole immagine, pensò. Poi i due giovani si baciarono, del tutto incuranti di trovarsi in una sala gremita, ma in fondo era un bacio talmente pudico che non avrebbe potuto dar fastidio a nessuno. Non finì neanche di pensarlo che quella bucolica scena cambiò velocemente registro. La ragazza lasciò la sua poltrona per sedersi sulle gambe di lui, di schiena, alzandosi la attillata gonna nera mentre lui le baciava il collo stringendole i seni tra le mani. Il Professor Loman guardò le persone in seconda fila che per qualche incomprensibile ragione sembravano non badare a cosa stesse accadendo. Ma come era possibile? Non poteva essere l’unico spettatore di quella follia. Il sipario era ancora chiuso e quindi lui era l’unico spettatore di quell’inatteso fuori programma. Avrebbe dovuto voltarsi, allontanarsi o quanto meno invitarli a ricomporsi, e invece rimase lì a osservarli.. Qualcosa di morboso aveva preso il sopravvento sulla ragione imponendogli di guardare: un’oscura forza gli immobilizzava corpo e sguardo. Si stava eccitando, a tal punto da sentire un ghigno di piacere comparire sul suo viso. Cosa gli stesse accadendo non lo capiva, era come preda di una qualche perversa passione che non riusciva a controllare. Poi la ragazza lo guardò. A quel punto il suo unico desiderio, fu quello di unirsi a quei due giovani amanti. Non gli importava più niente di quella stupida commedia o della folla che avrebbe potuto vederli, e neanche di essere arrestato o perdere il lavoro, quello che voleva, e che desiderava più di ogni altra cosa, era il corpo di quella ragazza che continuava a fissarlo chiamandolo a sé. Dischiuse la bocca e la sua rosea e giovane lingua improvvisò una oscena danza tra le labbra poi, lentamente, cominciò ad avvicinarsi a professor Loman. Era sospesa a mezz’aria, come un serpente guidato dal suono di una flauto magico e perverso e quando arrivò in prossimità del viso dell’insegnante si divise, come tagliata da un invisibile lama. Non uscì una sola goccia di sangue da quella ributtante lacerazione, a parte una gelatina giallastra. Il professor Loman non riusciva minimamente a razionalizzare quanto stesse accadendo. Più di una volta pensò che fosse un incubo, un sogno, ma tutto era troppo vivido: il vocio di sottofondo, il profumo delle signore. Non un solo particolare che poteva indurlo a credere che quello che stava vivendo non fosse reale. L’unica nota stonata era quella mostruosa lingua biforcuta e gli occhi della ragazza che ora erano completamente neri, due buchi affacciati sulle tenebre dai quali non poté più distogliere lo sguardo. Ma più di tutto, quello che gli procurò maggior terrore e, nel contempo, una profonda pena per se stesso, fu il desiderio di accogliere quelle ributtanti lingue dentro sé… “

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