L’amore questo bastardo

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L’amore questo bastardo
di Sam Stoner
2015
pp. 50
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formato cartaceo
formato ebook disponibile

 

Sinossi

Che cosa pensano gli uomini delle donne? Feroce e umoristico ritratto dell’uomo single. L’uomo che non vuole legami, pronto a usare le donne per soddisfare i propri bisogni senza curarsi dei loro sentimenti. Ma cosa accade se si innamora? Sam Stoner dà la sua risposta attraverso una stile politicamente scorretto, con il quale ridicolizza ogni aspetto del machismo.  Andrea, single trentenne, incontra Giulietta, un’avvenente ragazza libera e socievole. Appuntamento dopo appuntamento tutte le sicurezze maschiliste di Andrea iniziano a vacillare.



Estratto da L’amore questo bastardo

Capitolo Uno

Le donne stanno bene solo in cucina e dentro un letto. Una massima che appresi da mio zio all’età di dodici anni. Me la disse di nascosto il giorno del mio compleanno. Venne a trovarci di pomeriggio, prima dell’inizio della festa che mia madre aveva organizzato. Lasciò mia zia a spettegolare con le sue sorelle e mi prese da parte. Mi mise un braccio intorno alle spalle e con fare solenne disse: «Ragazzo, è venuto il momento che tu sappia la verità sulle donne. Ormai sei bello cresciuto.»
Mio zio era molto considerato in famiglia. Gli uomini lo temevano e le donne lo trattavano come un Papa. Era un grande scopatore e un uomo tutto di un pezzo, bello e con fascino. Quel giorno, dopo la “rivelazione”, decisi di diventare come lui.
Passati i trentacinque, potevo dire con orgoglio di essere riuscito a emularlo, anche se ancora non mi era capitato di andare in vacanza con moglie e amante insieme, come lui era solito fare, una sistemata in un hotel e l’altra in quello di fronte. È anche vero che non sono sposato, ma non so se riuscirei a raggiungere tali livelli di scaltrezza. Grande uomo, mio zio. Mi trasmise anche la passione per il golf. Per mia fortuna, non avendo l‘ingombrante zavorra di una compagna svuotaportafogli a seguito potevo permettermi di pagare la quota del golf club. Certo, non si trattava di un circolo come quello di mio zio, talmente esclusivo che l’ingresso era permesso ai soli soci, neanche i familiari più stretti potevano varcare la soglia. Nemmeno le mogli. Così, in caso di visita di mia zia, mio zio aveva tutto il tempo di finire la partita prima di raggiungerla nella hall del circolo. Ovviamente, le partite di mio zio prevedevano sempre due palle, una mazza, le sue, e una buca adornata da tette.
Io non dovevo coprire le mie avventure fingendo partite fittizie, potevo averne alla luce del sole essendo felicemente single. Ecco perché quel sabato pomeriggio di aprile mi trovavo sul campo da golf invece che con la mia donna. Anche se a dire la verità una donna c’era. Solo che per lo Stato e la Chiesa non era mia, era del mio amico Marco. Se l’era sposata con una cerimonia a sorpresa. Nessuno di noi l’aveva mai vista e il motivo fu subito chiaro a tutti, era una grande zoccola.
Laura, cinquantacinque chili di immorale, peccaminosa lussuria,  amava flirtare con qualsiasi uomo avesse a tiro, qualcuno dice che ci avesse provato anche con il signor Ettore, il padre dello sposo che si tirò indietro perché ormai non più attivo sul versante sessuale.
Con Laura, scoprii le più impudenti varianti del kamasutra. Sono convinto che se si fa qualcosa, bisogna farla bene, come appunto tradire un amico. Del resto mio zio diceva sempre che le donne migliori sono quelle degli altri. Anche se, per quanto riguardava Marco, non si poteva parlare propriamente di tradimento; in realtà, quello che stavo facendo era svolgere un servizio di grande professionalità a suo favore. Del resto, non ero stato io a sposarmi una donna infoiata che non faceva altro che pensare con quale maschio riempirsi i pertugi in calore. Avrei mai potuto permettere che se ne andasse in giro cogliendo qua e là uomini di chissà quale risma e livello culturale? Così mi ero generosamente proposto. Conoscevo i gusti sessuali di Marco e spingevo Laura nell’esplorazione di quanto lui gradiva, che poi lei puntualmente provava con lui. La verità è che gli stavo salvando il matrimonio e migliorando la vita sessuale. Avrei anche potuto presentare a Marco le fatture di cene e pranzi, costi di camere d’albergo e strumenti di piacere che Laura continuava a chiedere. Che volete, ho un cuore grande, insomma, che cosa non si fa per un amico.
Quel sabato, come ogni donna sposata, lei era occupata con Marco. Uno dei vantaggi nel frequentare una donna impegnata sono proprio i fine settimana liberi. Liberi non sono dalle petulanti richieste di lei riguardo allo shopping, che si becca il consorte, ma liberi anche da telefonate e messaggini. Un vero Eden.
Ecco perché mi trovavo al circolo a godermi, senza problemi di orario, quella mia passione golfistica, verde e silente.
Erano quasi le sette quando decisi di far ritorno a casa. Non mi andava di cambiarmi, così andai direttamente al parcheggio. Tuttavia, a metà tragitto, mi ricordai della mancanza in dispensa delle colonne portanti della mia colazione: caffè e yogurt. Quindi il dilemma: aggirarmi tra gli scaffali del supermercato con quei ridicoli pantaloni a scacchi e le scarpe bicolore o far seguire al risveglio domenicale l’irritante assenza di una decorosa colazione? Decisi di fermarmi.
Mentre ero davanti al reparto frigo per prendere la mia scorta di fermenti lattici, notai una ragazza. La notai perché bionda, e il cielo sa se ho un debole per le bionde. La notai perché aveva un incarnato che ricordava Biancaneve, e perché sfoggiava occhi blu cobalto. Era bella, non c’era alcun dubbio, ma in quella bellezza c’era qualcosa che non riuscivo a spiegarmi. Anche se un paio di ormoni che mi circolavano in corpo, e qualche fermento lattico nei vasetti, sembravano sapere alla perfezione la risposta. Risposta che proveniva dai suoi jeans aderenti e dalla micro maglietta che disegnava un seno rubato alle immagini del sito Tette & Godimento. La bibbia di ogni uomo.
La seguii con lo sguardo fino al reparto frutta, dove si fermò. Vederla circondata da banane e cetrioli alimentò fantasie poco edificanti. Del resto, come diceva il mio parroco durante la messa domenicale, se non si abbraccia il peccato non ci si può nemmeno pentire ed elevare.
In quella farneticante confusione testosteronica, una cosa la sapevo con certezza: non potevo andarmene, dovevo avvicinarla. Non immaginavo ancora se questo avrebbe significato guardarla negli occhi o nella scollatura, non sono così fiscale in fatto di occhiate, ma dovevo provarci.
Prima che io potessi tradurre i pensieri in azione, i nostri occhi si incontrarono. Il suo sguardo mi penetrò fin dentro l’anima, la sola penetrazione autorizzata sulla mia persona.
Restammo così, immobili, separati da un paio di banconi di frutta, l’uno negli occhi dell’altra. Con mia grande sorpresa, fu lei a prendere l’iniziativa sorridendomi. Io risposi con il più accattivante sorriso che avessi in repertorio e feci il primo passo verso quell’angelo, ben deciso a portare a casa qualcosa di più consistente di una confezione di caffè e due vasetti di yogurt.
Purtroppo le cose non vanno mai come dovrebbero. Fu questo che pensai quando mi sentii afferrare per il braccio. Mi voltai. Era Marco, il mio caro amico.
«Andrea, che sorpresa trovarti qui.»
Eccome se era una sorpresa. Da quando erano iniziati gli incontri clandestini con Laura non avevo avuto occasione di vederlo. Lo so cosa state pensando: la mia coscienza mi impediva di incontrarlo. Temevo che il rimorso mi avrebbe portato a troncare il rapporto con Laura, e questa era l’ultima cosa che volevo. Insomma, Laura era un vero terremoto sessuale ed era anche priva di tutte quelle detestabili e assurde pretese femminili dello “stare insieme”, dell’essere “una coppia”, e via discorrendo. Pretese che arrivano sempre dopo il secondo incontro di sesso. Incontro che la donna chiama in un altro modo: fare l’amore. Vi prego, perdonatemi, lo so che certe parole non dovrebbero mai essere scritte o pronunciate, ma è necessario per ricordare la complessa psicologia femminile legata al mito del principe azzurro. Solo che con Laura la calzamaglia era già stata indossata da Marco, e quindi io ero libero e tranquillo.
L’ultima persona al mondo che desideravo vedere era proprio lui.
«Ma che fine hai fatto?» disse. «Non sono più riuscito a vederti dopo il rientro dal viaggio di nozze.»
«Il lavoro mi sta succhiando tutto il tempo.»
«A saperlo,» disse indicando i miei abiti golfeschi «sarei venuto al circolo per bere qualcosa insieme.»
«Magari. Purtroppo questa mattina dovevo vedermi per un incontro di lavoro. E tu, sei qui solo?»
«No, c’è Laura. Stiamo facendo la spesa.»
Già, le incombenze della vita di coppia: la spesa del sabato. Una “due ore” tra gli scaffali di un ipermercato, alla ricerca di introvabili frutti rossi fuori stagione e di ciliegie del Salento sotto spirito che tanto piacciono a lei, una bizzarria gastronomica innocente e simpatica che dopo il matrimonio si trasforma in una estenuante maratona sfrangia testicoli.
«Sei in una forma splendida. Il matrimonio ti fa bene,» dissi buttando un occhio alla mia destra verso l’angelo. «Ma ora dovrei…»
«Aspetta un minuto, Laura sarà contenta di salutarti.»
«Ne parliamo un’altra volta, adesso devo proprio andare. Abbracciala da parte mia. Devo lasciarti.» L’angelo biondo non c’era più.
Chissà, forse aveva spostato la sua attenzione ai miei abiti. Del resto, solo uno spostato patito di antidepressivi avrebbe il coraggio di mostrarsi in pubblico con larghi pantaloni a scacchi e scarpe bicolore. Decisi di fare comunque un tentativo di recupero.
Marco non mi seguì. Del resto, nessun uomo impegnato a fare la spesa con la moglie può prendere iniziative del genere e Laura non si sarebbe certo avvicinata. Alzai un braccio in segno di saluto e gli sorrisi, nella speranza che quell’incontro non determinasse effetti poco gradevoli sulla mia coscienza. Qualche brandello era rimasto anche in me.
Spostai la mia attenzione all’angelo. Non poteva essere lontano, se fosse stato necessario l’avrei rincorsa tra gli scaffali. Stando ben attento a non sbandare sulle sue curve.